Guida della città di Prato
Guida della città di Prato. Il volumetto dell'anonimo pratese, Guida della città di Prato, apparso in occasione della Mostra Industriale nel Settembre del 1880, appartiene al nuovo genere di testi turistici e illustrativi i quali, di fronte all'assetto topografico di un luogo ed alla sua tradizione culturale, bandiscono ogni residuo impressionistico ed ogni interferenza soggettiva. In questo senso la Guida della città di Prato segna un nuovo e diverso momento, nella storia di questo genere, rispetto alle guide che l'hanno preceduta nella collana, sia che si tratti delle pagine aneddotiche a sature d'ironia che W.B. Spence dedicava a Firenze nel 1847, oppure di quelle sentimentali che un anonimo Yorick livornese offriva alla sua città nel 1856. La guida di Prato si pone a metà strada fra questi vivacissimi esemplari e le schematiche rassegne dei Baedeker. |
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Manca ancora alla guida 'quel tipico spostamento del gusto attuale del linguaggio letterale verso quello figurativo', ma è questa appunto la dichiarazione d'intenti della più accreditata guida pratese, apparsa ottanta anni dopo, nel 1964, con tutto ciò che comporta nel divenire del gusto e nell'approccio ai luoghi un così lungo lasso di tempo.
In compenso essa mantiene quello sguardo onnicomprensivo ed equanime che noi tutti, in qualità di turisti distratti o di forestieri in casa propria, abbiamo in gran parte perduto; sguardo che ci consente di 'asserire con vanto che Prato è città culta ed industre'. L'introduzione alla guida costituisce il canovaccio per una rassegna quanto mai interessante e suggestiva (in via di allestimento), sulla presenza di viaggiatori stranieri a Prato, da Montaigne ai giorni nostri.
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