Livorno granducale

Non c'è dubbio che l'anima commerciale dell'antica Livorno abbia da sempre costituito il richiamo principale del forestiero, sia esso di transito, o magari deciso ad effettuare una sosta più o meno proficua nella città portuale. Dickens ed il grande economista Cobden sono gli ultimi araldi di una plurisecolare schiera di viaggiatori inglesi e americani che hanno descritto la città, per non parlare di quella cospicua Nazione inglese che, dai tempi di Robert Dudley sin oltre la metà dell'Ottocento, trova in Livorno l'ottimale approdo sulle rotte del commercio mediterraneo.

E di cultura britannica appare intrisa la guida, non tanto per la puntuale notazione dei residenti più illustri di quella nazione - compresi Smollett, che soggiornò a Villa Gamba, e grandtourist d'eccezione come Jarnes Boswell o l'attore David Garrick - quanto per la maniera stessa con cui l'autore tesse la propria materia topografica. Un autore sensibile agli aspetti più esteriori e già declinanti della temperie romantica in cui gli stessi grandi temi della tradizione storica dell'irredentismo o del culto delle rovine si stemperano in notazioni patetiche, se non in luoghi comuni. Ciò malgrado resta un che di singolare e di indefinito nella maniera svagata e asistematica con la quale il nostro 'cicerone' ci conduce attraverso la città e per i sobborghi, e ciò fa di questa guida una testimonianza quanto mai curiosa.

immagine della copertina di: Livorno granducale

Agli eccessi declamatori di Byron diffusi in loco dal Guerrazzi, la guida oppone la propria narrazione dai toni soffusi e dimessi, mescola volutamente aneddoti e storie a quella che dovrebbe essere la sequenza lineare degli itinerari e delle soste, rivela nelle stesse storie digressive il proprio atteggiamento 'sentimentale'. Questo è in fondo ciò che l'autore della guida chiede al forestiero o al semplice viandante che passeggia per le vie, le piazze, i moli livornesi: che sappia ascoltare, in questa città troppo avara di ostensibili memorie storiche, le 'ragioni del cuore' prestando orecchio alle antiche fole, e che sappia quindi ricostruirne nell'immaginazione la perduta fisionomia.

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