Milano e l'Europa. Viaggiatori e memorie (1595-1986)

Si dice di norma che Milano è una di quelle città che si visitano mentre si è diretti altrove. Le pagine che numerosissimi viaggiatori stranieri dedicano al capoluogo lombardo, dal XVI secolo ad oggi, costituiscono una clamorosa sconfessione di questo adagio.

Per questo motivo si sono registrate le loro voci in presa diretta, senza sintesi o mediazioni, nel loro divenire storico. Il procedimento cronologico ha il merito di evidenziare il rincorrersi degli stessi temi e il loro modularsi nel tempo, come avviene per l'incanto che la «città musicale» esercita su Charles Burney come su Stendhal, su Blasco Ibanez come su Weaver.

immagine della copertina di: Milano e l'Europa. Viaggiatori e memorie (1595-1986)

E che dire poi dei richiami che il singolo autore effettua rammentando i viaggiatori che l'hanno preceduto? Citando i loro predecessori, Henry James e Edith Wharton ci ricordano che il miglior modo di visitare una città è quello di farsi accompagnare dai grandi viaggiatori di ieri o dell'altro ieri. Ce lo ripetono anche i più recenti, appassionati visitatori. Si tratta di un modo di percorrere un luogo secondo le duplici coordinate dello spazio e del tempo. Che è poi quello che ci apprestiamo a fare noi stessi aprendo in successione le mappe della città, un secolo dopo l'altro.

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