Viterbo e dintorni nei racconti dei viaggiatori stranieri

Sulla soglia del Novecento si trovano al cospetto di una città medievale singolarmente intatta, impegnata nel restauro dei propri quartieri e delle singole case. Le annotazioni di questi viaggiatori trasmettono lo stupore di chi per primo si trova a scoprire una citta' emersa senza trasformazioni sostanziali da un sonno di secoli.

A costoro, pellegrini appassionati, che di Viterbo finiscono per fare una delle mete del loro andare, ci siamo rivolti per isolare un momento fatidico della sua storia e un frammento della sua identità.

Scrive l'americano Egerton.R. Williams nel 1903: «In quei giorni in cui quasi ogni città aveva raso ai suolo le mura antiche per far posto a strade e viali, era un grande piacere soffermarsi a guardare queste mura medievali così ben conservate». E il francese André Maurel negli stessi anni coglieva la metamorfosi di una città intenta al rifacimento della propria immagine più autentica: «Immagino la grazia che avrà un giorno questo piccolo palazzo medievale, fine e elegante, soprattutto per questa sua loggia a esili colonne che dà sui campi...».

immagine della copertina di: Viterbo e dintorni nei racconti dei viaggiatori stranieri

Nel novero delle città italiane, Viterbo è una delle poche che ha saputo evitare quella che James definiva con ironia 'la cacciata dei venerandi fantasmi del passato', che ha saputo farsi apprezzare dai suoi primi estimatori, e da noi stessi, come una delle più intatte ed affascinanti fra le «città ritrovate».

Torna indietro